Ultima modifica: 30 Novembre 2019

Classi senza aule

Organizzazione della scuola mediante ambienti di apprendimento

Scuola secondaria di primo grado Bagno a Ripoli

FRANCESCO GRANACCI

Progetto vincitore del bando per progetti di Potenziamento e Innovazione didattica delle scuole

P.I.N.S. 3 della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

e in collaborazione con Indire

e Comune di Bagno a Ripoli

                                                                                

La nostra proposta nasce dall’esigenza di ripensare la didattica con l’obiettivo di renderla più efficace e funzionale alle esigenze dei ragazzi.

Se si osserva qualsiasi college Usa o scuola europea, ogni docente ha un suo studio o una sua aula. Abbiamo provato a studiare la situazione partendo dai numeri della nostra scuola: circa 30 insegnanti per 15 classi e 5 laboratori. Assegnare un’aula a ciascun docente sembrava un progetto irrealizzabile quindi abbiamo pensato una ‘scuola senza aule’. Ogni classe non ha più una aula propria, è il docente ad avere il suo “studio attrezzato, costruito, come l’abito di un sarto, sulle base di precise esigenze d’insegnamento. Si parla di spazi dedicati ad ogni materia per stimolare lo studio, aule laboratori affidate a uno o più docenti, da personalizzare secondo le varie discipline.

Arrediamo gli spazi di comunità

divani design

Le nostre aule disciplinari

 

 

L’obiettivo è sostituire la tradizionale aula, che costringe ad un insegnamento frontale, con nuovi metodi di apprendimento polifunzionali. Le modalità, gli strumenti e i canali di trasmissione delle conoscenze e anche i supporti fisici su cui la cultura si codifica e si conserva, stanno subendo un cambiamento molto rapido. In sostanza i supporti materiali tradizionali, come i libri sono stati affiancati e a volte sostituiti da supporti digitali che permettono di trasmettere e fruire in modo diverso il sapere. Non ci sono più solo i saperi formali e codificati della scuola, ma le conoscenze vengono diffuse e apprese anche in modo informale e non formale. Si sente la necessità di trovare un’alternativa che realizzi quella mediazione necessaria tra persona e cultura. Questo è possibile solo se c’è una visione pedagogica unitaria che metta al centro la persona e che abbia come fine la promozione del suo sviluppo integrale ed armonico. Ciò può essere fatto in molti modi, ma sicuramente l’organizzazione degli spazi è uno dei punti sui quali è necessario porre attenzione. I banchi disposti in file parallele davanti alla cattedra ha un naturale significato simbolico,  mette l’insegnante al centro: è il docente, il protagonista che trasmette il suo sapere. Tale  organizzazione segue il modello comportamentista di natura trasmissiva, cioè si basa sull’idea che le conoscenze vadano trasmesse da chi ne sa di più a chi ne sa di meno, in questo caso viene messa in evidenza la figura dell’insegnante e l’insegnamento serve a fare apprendere abitudini, attraverso le associazioni stimolo-risposta e la ripetizione. C’è, quindi, la convinzione che tutti possono apprendere tutto, nello stesso modo e non viene considerata l’individualità dello studente.

Invece nel modello costruttivista, oltre alla componente cognitiva viene considerata anche la variabile emotiva e la dimensione individuale dello studente. E’ un modello che ha rappresentato un punto di svolta nella relazione tra l’insegnante e lo studente. In questo modello lo studente è visto come un costruttore che, con l’aiuto della guida dell’insegnante, riesce ad organizzare in modo autonomo e personale, la struttura delle proprie conoscenze. Gli aspetti maggiormente significativi sono l’idea dell’attività del soggetto che apprende, e la relazione di continuo e reciproco scambio con l’ambiente mediante l’esperienza, così facendo, lo studente costruisce la realtà e da questa viene a sua volta trasformato. Ecco che l’organizzazione fisica della didattica e l’articolazione cronologica delle attività costituiscono aspetti essenziali del modo di insegnare. Nel modello costruttivista non ci sono più spazi rigidamente strutturati, ma una maggiore flessibilità tale da permettere un’organizzazione più adeguata alle esigenze di apprendimento. Spazi che consentano, perciò, di organizzare aule e banchi per piccoli o grandi gruppi oppure per momenti di studio personale, con postazioni pc, lavagne multimediali interattive.
La formazione degli alunni non è più soltanto acquisizione di conoscenze e abilità, ma è intesa come crescita e maturazione della persona, in una visione di personalizzazione, in cui si aiuta l’alunno a scoprire e a valorizzare le proprie capacità, per mezzo di proposte di apprendimento aperte ed esperienze dinamiche che superino i confini e la rigidità delle discipline. Questo rende possibile la personalizzazione dei percorsi formativi e gli allievi si devono ricomporre in gruppi aperti e flessibili di livello, per compiti da svolgere o per interessi culturali. Ad esempio, tra tutte le prime classi ci potranno essere tre gruppi, uno per il potenziamento, uno per l’approfondimento e un terzo per il recupero, con tre insegnanti, ciascuno nella propria aula.

Si parla di ragazzi “nati”, oltre che cresciuti, col digitale: per chi lavora nella scuola è una rivoluzione nella storia dell’umanità, la terza rivoluzione dopo la scrittura e la stampa. I giovani apprendono in modo diverso, lo studio non è più sequenziale, col silenzio, la lettura, la ripetizione. I giovani sono multitasking, portati a cooperare tra loro. Un po’ come Wikipedia: si corrispondono, si integrano, lavorano on line.

In conclusione c’è la necessità di una visione pedagogica comune da parte dei docenti, oltre che una modificazione delle metodologie didattiche.

In sostanza è necessario avere la consapevolezza che l’insegnamento sia giunto ad un punto di svolta, occorre un’azione comune per cambiare, ma ciò che non deve mancare è innanzitutto la volontà di cambiare per migliorare se stessi e la società in cui viviamo e lavoriamo.

Il Progetto Classi Senza Aule

Presentazione classi senza aule

RASSEGNA STAMPA

 

 

 




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